Ultima modifica: 16 Dicembre 2014
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Dicembre 2014

Una questione di confezione

Una questione di confezione

 

Come tutti o quasi amo l’atmosfera un po’ magica (delle feste natalizie) che si crea progressivamente, anche se la nostra società l’ha progressivamente spogliata di senso, in altre parole della sua radice sacra.

La luce è sempre una bella cosa…

Da una ventina d’anni, all’avvicinarsi di questo periodo mi viene una sorta di stretta al cuore che aumenta progressivamente. Non tanto per la desacralizzazione del Natale in sé, quanto per l’impoverimento dell’anime generato da tutto ciò. So per esperienza che tra qualche settimana, sciami di bambini si precipiteranno con slancio su montagne di pacchi dono.

Senza minimamente vivere il momento, con la complicità dei genitori, ne ridurranno immediatamente in brandelli le confezioni… spesso create con bellissime carte da regalo e altrettanti nastri scintillanti che, all’indomani mattina, si ritroveranno in un grande sacco della spazzatura.

Forse vedrete nella mia stretta al cuore un riflesso puramente ecologista di fronte ad uno degli innumerevoli sprechi in cui la nostra società occidentale si è specializzata. C’è anche questo, certo, ma la mia reazione è amplificata da qualcosa di ben più sottile e per me non meno importante.

Ogni volta, ciò di cui ho appena parlato mi ricorda una scena vissuta in India più di vent’anni fa con un maestro indiano: Swami Premananda. Stava scartando uno dei regali che i visitatori o i discepoli a volte gli portavano…

Dopo averlo visto sciogliere meticolosamente il bel nastro cangiante che ornava il pacco, eravamo in parecchi ad osservarlo mentre lo estraeva dalla carta molto lentamente e con la cura di un orafo.

Quando ebbe terminato, lo vedemmo piegare tranquillamente la carta, senza dimenticare di eliminare meticolosamente i rimasugli di nastro adesivo che vi si trovavano… Un gesto che ha subito l’ilarità di alcuni che assistevano alla scena.

“Perché ridete?” disse Swami Premananda sollevando lo sguardo divertito”Vi stupisce che io mi occupi della confezione prima di interessarmi al regalo?

Ma… non vedete che questa carta e questo nastro fanno anch’essi parte del dono? Perché dovrei ignorarli? Guardate la loro delicatezza… sono stati creati con arte e avvolti con amore intorno a questa scatola. So che a casa vostra avete l’abitudine di strappare rapidamente tutto ciò e poi di buttarlo… Ma perché? L’amore è presente tanto nell’intenzione e nel modo di offrire quanto nel regalo in sé. E’ altrettanto prezioso. E poi vedete… ho ritardato il momento dell’apertura della scatola… La mia gioia è ancora tutta intera! La sorpresa non è ancora stata svelata. La gioia… bisogna saperla far durare dentro di sé. Quando scarto un dono voglio viverne ogni momento. Soprattutto non voglio divorare il tempo.

Il regalo è qualcosa che viene sempre dal cuore. E’ sacro, quindi bisogna avvicinarvisi come lo merita. Soffermarsi sulla sua confezione, rispettarlo, significa assaporarlo meglio.

Spesso, qui da noi succede perfino che un regalo venga aperto solo l’indomani. Lo mettiamo li dove dormiamo e aspettiamo che passi la notte per prolungare la magia della sorpresa. E’ questo il senso della meraviglia… una vera ricchezza.”

Come dimenticare una simile lezione all’avvicinarsi della profusione di festività di fine anno, noi che generalmente siamo così privi della capacità di meravigliarci?

Senza arrivare ad astenersi dall’aprire un regalo nel momento in cui ci viene offerto, perché non proviamo a considerarlo in un altro modo?

Se è vero che vogliamo modificare il nostro modello di coscienza… perché, allora, con i nostri gesti, con il nostro atteggiamento non ci soffermiamo anche solo per un istante sui segni dell’amore e della tenerezza che un involucro, per quanto modesto tenta di comunicarci? Perché inoltre non ne approfittiamo per insegnare ai bambini la gioia della vera scoperta, quella che si assapora? Il rispetto delle minime cose che ci circondano, fossero pure un foglio di carta e un nastro, è sempre un lievito per il cuore, un abbellimento dell’anima.

E poi… se vogliamo spingerci oltre queste semplici riflessioni legate alla nostra abbondanza collettiva… Non credete che potrebbe essere un meraviglioso esercizio cercare di rallentare in noi il tempo che corre ogni volta che si presenta una gioia, anche piccola, o un avvenimento piacevole?

Siamo fin troppo preda degli “acceleratori del tempo” di tutti i tipi per non cercare di espandere il nostro presente, soprattutto quando quest’ultimo si mostra piacevole. Prima che possa apparire un’attenzione, bisogna che nasca un’intenzione.

La percezione del sacro inizia così, con la semplice volontà di consapevolezza. Se davvero vogliamo un mondo migliore, impegnamoci dunque prima di tutto a costruirlo attraverso un rapporto diverso con le piccole cose della vita quotidiana. E’ una sfida da cogliere individualmente, una decisione da prendere.

Un’ultima riflessione… Paradossalmente, è stupefacente constatare qual è il posto che molti di noi consacrano alla loro personale “confezione” in confronto a quello che riconoscono al loro mondo interiore.

Ce n’è quanto basta per riflettere sulle contraddizioni della nostra specie.

 

 

Di Daniel Meurois




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