Ultima modifica: 8 Febbraio 2021
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Concorso: “I giovani ricordano la Shoah”

“La Forza di dire Sì alla vita” – lavoro vincitore della fase regionale del concorso indetto dal MIUR “I giovani ricordano la Shoah

Il dopo Olocausto rappresenta la ricostruzione di sé stessi dopo aver elaborato e superato il dolore causato dalle atrocità inflitte dall’uomo a un altro uomo. Questa ricostruzione riapre le ferite perché non inizia voltando le spalle ai ricordi dolorosi, ma attraversandoli e rivivendoli per raccontarli con la consapevolezza che servirà a riflettere e a svegliare le coscienze.

Nei racconti moltitudini di assenze diventano presenze che inquietano e scuotono e ogni lacrima serve a far germogliare una nuova consapevolezza di rispetto della vita umana.

Il macabro spettacolo che si presentò agli occhi increduli di soldati, di medici e giornalisti che nella primavera del 1945 entrarono nei campi di concentramento mostrò al mondo una ferita che sarà raccontata in dolorose pagine della nostra storia perché metteva in scena la morte rappresentata da cumuli di ossa e cadaveri e il dolore lancinante inciso nei volti dei sopravvissuti.

Per i sopravvissuti a questi campi dell’orrore iniziò il lungo e difficile lavoro per ricostruire la propria vita che ancora vibrava flebilmente dietro ai loro occhi impauriti e tristi.

Occorreva superare il trauma individuale e collettivo, ma soprattutto occorreva portare una testimonianza che potesse incidere un solco tra ciò era stato e ciò che doveva essere, che potesse demolire l’indifferenza che è stata la complice di tutte queste atrocità.

La forza del racconto sarebbe potuta essere la cura per ritornare alla vita, eppure per molto tempo le parole del racconto non vollero e non poterono essere ascoltate da coloro che volevano dimenticare i bombardamenti e le morti in cambio dell’illusione di tornare ad una vita di pace. Così per molti sopravvissuti iniziò un periodo pieno di difficoltà.

<<Sono stata clandestina e richiedente asilo. So cosa vuol dire essere respinti>> Liliana Segre

<<Quando sono tornato in Jugoslavia e la gente mi chiedeva dove fossi stato, quando rispondevo “in un campo di concentramento” i comunisti ed il governo stesso dicevano “Sei un traditore di questa patria. Sei stato nascosto in un campo invece di combattere con noi nei boschi della Bosnia Erzegovina per la libertà”. Così non dicevo niente. Ho iniziato a parlare di quello che ho vissuto circa 25 anni fa, poco prima della nascita di mio nipote. Ecco perché ho deciso di farlo. Non voglio che possa accadere ai miei nipoti>> Werner Eaich

Nel lavoro di ricerca, studio, elaborazione del video i ragazzi della classe 3E hanno ricordato le storie delle persone sopravvissute ai campi di concentramento dopo il 1945, le difficoltà che dovettero affrontare per ricostruire la loro vita: occorreva superare il trauma individuale e collettivo e riconquistare il proprio nome, la propria identità, la casa, il lavoro, gli affetti, le abitudini, gli amici, le speranze.

Il lavoro è stato svolto dagli alunni in collaborazione con le prof.sse Alessandra La Tona e Rosa Minneci.

 




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